La tecnica ha varcato il mondo umano?

Conversazioni e insegnamenti in collaborazione con Euresis
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Lunedì 27 febbraio ore 20,30
Auditorium CMC – Largo Corsia dei Servi, 4 Milano

intervengono

Carlo Sini, filosofo, Milano
Fabrice Hadjadj, filosofo, Friburgo

coordina

Andrea Caspani, direttore della Rivista Linea Tempo

Il mondo della tecnica e le sue forze scatenate non potranno essere dominati che da un nuovo atteggiamento che ad esse si adatti e sia loro proporzionato. L’uomo è chiamato a fornire una nuova base di intelligenza e di libertà che siano, però, affini al fatto nuovo, secondo il loro carattere, il loro stile e tutto il loro orientamento interiore. L’uomo dovrà porre il suo vivo punto di partenza, dovrà innestare la sua leva di comando lá, dove nasce il nuovo evento.

Nell’intimo dell’uomo deve scaturire una nuova forza. Essa gli frutterà una libertà nuova riguardo al mondo, gli offrirà un punto da ricercarsi più in profondità, dove tutto, entrando in relazione, prenderà il suo significato. Ed è in questo punto che sarà necessario porsi per afferrare l’avvenimento di cui non si poteva venire a capo finché si rimaneva sulle antiche posizioni.

Romano Guardini, Lettere dal Lago di Como

EDITORIALE

Nella dimensione di una nuova tecnologia

Le nuove tecnologie ci avvolgono, entrano in tutti gli spazi della nostra esistenza, tendono a riconfigurare le nostre relazioni con le cose e anche con le persone; ci meravigliano per ciò che riescono a fare e a farci fare, ci spaventano per le implicazioni prevedibili a diversi livelli della vita personale e sociale, ci inquietano e ci preoccupano per la sensazione di non riuscire a dominare e incanalare tanta potenza sempre e facilmente disponibile. Non si tratta solo di nuovi e straordinari strumenti ma di un contesto che sta mutando, di un nuovo ambiente, di una nuova dimensione che ospita l’avventura umana e si caratterizza per la pervasività e per la rapidità dei cambiamenti. È un cammino inarrestabile? Alcuni ritengono di sì; altri sperano di no. In entrambe i casi ci si dovrà chiedere in nome di che cosa assecondare o tentare di fermare l’innovazione. La risposta sembra facile: in nome dell’uomo; ma non è così evidente cosa voglia dire uomo, oggi. Sono proprio le tecniche biomediche, robotiche, informatiche ad entrare entro i confini di quel “fenomeno umano”, al tempo stesso creatore e dipendente dalla tecnologia, che credevamo di aver chiaro in tutti i suoi fattori ma che ci accorgiamo di conoscere così poco. Come l’uomo si pensa oggi? Intanto le macchine avanzano e acquisiscono facoltà che un tempo ritenevamo fossero solo umane: percepiscono, memorizzano, imparano, diventano “intelligenti”. Ci aiutano o ci minacciano? Diventano nostri preziosi assistenti o sono già dei temibili concorrenti? E che dire delle nuove tecnologie che intervengono direttamente sui componenti fondamentali dei viventi? Ormai si può arrivare a modificare la trama della vita: per correggere difetti, certo, ma anche per introdurre nuove funzionalità. Si vuole riprogettare l’uomo. Forse puntando all’immortalità? Ma, come già ammoniva Platone: “A cosa servirebbe una tecnica capace di renderci immortali, se poi non sapessimo quale uso fare dell’immortalità?”.

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